Parola ai pappagalli

Parola ai pappagalli

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PAROLA AI PAPPAGALLI -VOCALIZZAZIONE-

La capacità dei pappagalli di riprodurre le vocalizzazioni dell’uomo ci affascina da secoli. La prima testimonianza di un pappagallo parlante risale addirittura al quinto secolo a.C., probabilmente si trattava di un parrocchetto testa di prugna. Gli uccelli non sono dotati né di corde vocali né di labbra, eppure riescono a produrre una vasta gamma di suoni grazie alla siringe, organo fonatorio tipico degli uccelli che si trova lungo la trachea, alla biforcazione dei bronchi. I pappagalli non sono gli unici uccelli in grado di riprodurre suoni, possono essere dei buoni parlatori anche esemplari appartenenti a specie di altro genere, come il merlo indiano o la ghiandaia. Tuttavia, è indubbio che questa abilità sia massima nelle specie di pappagalli e questo è dovuto all’estrema specializzazione che ha questo comportamento in natura. I pappagalli selvatici infatti utilizzano la loro vasta gamma di vocalizzazioni per diversi scopi.

PAROLA AI PAPPAGALLI

PAROLA AI PAPPAGALLI -VOCALIZZAZIONE-

 

 

Si può dire che certe popolazioni di pappagallo posseggano una vera e propria “lingua”, fatta di grida e fischi, che cambia da zona a zona. Questo permette alle famiglie e ai gruppi di pappagalli selvatici di riconoscere i propri simili o di allontanare gli estranei quando sentono una “lingua” diversa. Per via di questo fenomeno, è possibile che un pappagallo che conosce delle parole umane possa insegnarle ai suoi simili se fa ritorno alla vita selvatica. I suoni che compongono questa “lingua” possono essere condizionati dall’ambiente: in Australia, nei parchi pubblici, è possibile sentire i pappagalli selvatici ripetere semplici parole frequentemente utilizzate dalle persone, come i saluti. Sempre in natura questa capacità può essere utilizzata per imitare versi di uccelli più grandi, così da allontanare possibili predatori.

Sono dunque molte le situazioni in cui questa capacità può tornare utile a un pappagallo selvatico, motivo per cui durante l’evoluzione si è mantenuta e migliorata. A fianco all’uomo i pappagalli sono in grado di superare i propri limiti e possono arrivare a imparare centinaia di parole. Ma si tratta solo di semplice ripetizione o c’è qualcosa di più? I ricercatori sono in disaccordo sull’argomento, anche se gli esperimenti della Dr.ssa Irene Pepperberg hanno evidenziato risultati interessanti. La Dr.ssa Pepperberg è una ricercatrice della Harvard University che ha dedicato la sua vita professionale allo studio delle capacità cognitive degli animali. In particolare, al suo nome si affianca sempre quello di Alex, acronimo di Avian Learning EXperiment.

PAROLA AI PAPPAGALLI

PAROLA AI PAPPAGALLI -VOCALIZZAZIONE-

 

 

Alex era un pappagallo cenerino che grazie alla Dr.ssa Pepperberg è stato in grado di apprendere un vocabolario vastissimo. Inoltre, Alex ha dimostrato di poter utilizzare le parole apprese in diverse situazioni, ad esempio per rispondere a domande o risolvere semplici rompicapi. Questo lascia supporre che Alex avesse imparato ad associare ad ogni vocabolo un significato ed era in grado di combinare le parole secondo la logica. Facciamo un esempio: anche se Alex non aveva mai visto un cilindro giallo, poteva essere in grado di descriverlo conoscendo i concetti di forma “cilindro” e colore “giallo”. Il metodo utilizzato dalla Dr.ssa Pepperberg poneva Alex ad assistere a dialoghi tra due persone, una delle quali chiedeva e riceveva un oggetto interessante. Questo stimolava Alex a fare lo stesso per attirare l’attenzione. Grazie agli sforzi di Alex quindi, si è cominciato a pensare che la parola nei pappagalli non sia una semplice ripetizione fine a sé stessa, al contrario, potrebbe essere una delle più grandi dimostrazioni di intelligenza nel regno animale.
Alex è morto prematuramente nel 2007 all’età di 30 anni, senza nemmeno esprimere il suo potenziale al massimo. Le sue ultime parole sono state “You be good, see you tomorrow. I love you” (Fai la brava, ci vediamo domani. Ti voglio bene), le stesse che usava ogni sera per salutare la usa amica quando lei usciva dal laboratorio.

 

 

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“Le curiosità attraverso i 5 sensi” 

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