Parola ai pappagalli

Mer 13, Dic, 2017
Parola ai pappagalli

PAROLA AI PAPPAGALLI -VOCALIZZAZIONE-

La capacità dei pappagalli di riprodurre le vocalizzazioni dell’uomo ci affascina da secoli. La prima testimonianza di un pappagallo parlante risale addirittura al quinto secolo a.C., probabilmente si trattava di un parrocchetto testa di prugna. Gli uccelli non sono dotati né di corde vocali né di labbra, eppure riescono a produrre una vasta gamma di suoni grazie alla siringe, organo fonatorio tipico degli uccelli che si trova lungo la trachea, alla biforcazione dei bronchi. I pappagalli non sono gli unici uccelli in grado di riprodurre suoni, possono essere dei buoni parlatori anche esemplari appartenenti a specie di altro genere, come il merlo indiano o la ghiandaia. Tuttavia, è indubbio che questa abilità sia massima nelle specie di pappagalli e questo è dovuto all’estrema specializzazione che ha questo comportamento in natura. I pappagalli selvatici infatti utilizzano la loro vasta gamma di vocalizzazioni per diversi scopi.

PAROLA AI PAPPAGALLI

PAROLA AI PAPPAGALLI -VOCALIZZAZIONE-

 

 

Si può dire che certe popolazioni di pappagallo posseggano una vera e propria “lingua”, fatta di grida e fischi, che cambia da zona a zona. Questo permette alle famiglie e ai gruppi di pappagalli selvatici di riconoscere i propri simili o di allontanare gli estranei quando sentono una “lingua” diversa. Per via di questo fenomeno, è possibile che un pappagallo che conosce delle parole umane possa insegnarle ai suoi simili se fa ritorno alla vita selvatica. I suoni che compongono questa “lingua” possono essere condizionati dall’ambiente: in Australia, nei parchi pubblici, è possibile sentire i pappagalli selvatici ripetere semplici parole frequentemente utilizzate dalle persone, come i saluti. Sempre in natura questa capacità può essere utilizzata per imitare versi di uccelli più grandi, così da allontanare possibili predatori.

Sono dunque molte le situazioni in cui questa capacità può tornare utile a un pappagallo selvatico, motivo per cui durante l’evoluzione si è mantenuta e migliorata. A fianco all’uomo i pappagalli sono in grado di superare i propri limiti e possono arrivare a imparare centinaia di parole. Ma si tratta solo di semplice ripetizione o c’è qualcosa di più? I ricercatori sono in disaccordo sull’argomento, anche se gli esperimenti della Dr.ssa Irene Pepperberg hanno evidenziato risultati interessanti. La Dr.ssa Pepperberg è una ricercatrice della Harvard University che ha dedicato la sua vita professionale allo studio delle capacità cognitive degli animali. In particolare, al suo nome si affianca sempre quello di Alex, acronimo di Avian Learning EXperiment.

PAROLA AI PAPPAGALLI

PAROLA AI PAPPAGALLI -VOCALIZZAZIONE-

 

 

Alex era un pappagallo cenerino che grazie alla Dr.ssa Pepperberg è stato in grado di apprendere un vocabolario vastissimo. Inoltre, Alex ha dimostrato di poter utilizzare le parole apprese in diverse situazioni, ad esempio per rispondere a domande o risolvere semplici rompicapi. Questo lascia supporre che Alex avesse imparato ad associare ad ogni vocabolo un significato ed era in grado di combinare le parole secondo la logica. Facciamo un esempio: anche se Alex non aveva mai visto un cilindro giallo, poteva essere in grado di descriverlo conoscendo i concetti di forma “cilindro” e colore “giallo”. Il metodo utilizzato dalla Dr.ssa Pepperberg poneva Alex ad assistere a dialoghi tra due persone, una delle quali chiedeva e riceveva un oggetto interessante. Questo stimolava Alex a fare lo stesso per attirare l’attenzione. Grazie agli sforzi di Alex quindi, si è cominciato a pensare che la parola nei pappagalli non sia una semplice ripetizione fine a sé stessa, al contrario, potrebbe essere una delle più grandi dimostrazioni di intelligenza nel regno animale.
Alex è morto prematuramente nel 2007 all’età di 30 anni, senza nemmeno esprimere il suo potenziale al massimo. Le sue ultime parole sono state “You be good, see you tomorrow. I love you” (Fai la brava, ci vediamo domani. Ti voglio bene), le stesse che usava ogni sera per salutare la usa amica quando lei usciva dal laboratorio.

 

 

Continuiamo la navigazione con questo interessante articolo:

“Le curiosità attraverso i 5 sensi” 

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Mer 13, Dic, 2017
Utilizzo dei farmaci nei pappa

Utilizzo dei farmaci nei pappagalli (a cura del Dr. Lorenzo Bassi)

I farmaci sono una risorsa importante per i nostri pappagalli in quanto ci permettono di intervenire in caso di infezioni, di ridurre il dolore in caso di traumi e di ristabilire l’equilibrio dell’organismo in caso di malattia. La medicina aviare è una branca molto specifica della medicina veterinaria, si ha infatti a che fare con specie davvero particolari. Gli uccelli hanno un metabolismo rapido e una fisiologia molto diversa da quella dei mammiferi: questo influenza molto le terapie con qualsiasi farmaco. Un utilizzo non corretto come l’utilizzo di farmaci per l’uomo senza le dovute accortezze può essere molto dannoso per i nostri amici, in alcuni casi anche letale. Rivolgersi ad un veterinario specializzato è fondamentale per ogni tipo di terapia, anche quando si pensa di utilizzare farmaci che non richiedono ricetta medica. Negli ultimi anni la medicina aviare si è sviluppata molto e oggi i veterinari sono in grado di conoscere i dosaggi terapeutici per la maggior parte delle specie, oltre agli effetti collaterali ed alle tossicità. Alcuni farmaci, ad esempio, possono essere utilizzati con sicurezza negli uccelli, ma non senza l’integrazione di vitamine. Inoltre, la necessità stessa del farmaco è valutata dal medico veterinario in seguito alla visita clinica, per questo è impensabile che si possa procedere con terapie “fatte in casa” senza mettere in pericolo la salute del nostro pappagallo.

UTILIZZO DEI FARMACI NEI PAPPAGALLI

Utilizzo dei farmaci nei pappagalli (a cura del Dr. Lorenzo Bassi)
Uno scorretto utilizzo del farmaco può essere anche pericoloso per l’uomo. Quando si utilizzano antibiotici infatti, si pone il problema dell’antibiotico resistenza. L’antibiotico resistenza è la capacità dei batteri di resistere a questi farmaci. Questa resistenza si sviluppa quando il farmaco è utilizzato in maniera eccessiva o scorretta. Col tempo i batteri possono acquisire la capacità di sopravvivere all’azione degli antibiotici e dunque le infezioni da parte di questi diventano molto più difficili da curare. In casi estremi la resistenza può essere tale da non permettere la cura con nessun antibiotico. Una causa comune che porta alla resistenza sta nell’interrompere la terapia appena la salute dell’animale (o dell’uomo) migliora. Questo non è assolutamente consigliato, l’infezione infatti può essere ancora presente e interrompere la terapia può favorire i batteri resistenti. Bisogna dunque sempre attenersi scrupolosamente alle indicazioni del veterinario quando si utilizzano gli antibiotici, sia per la durata che per il dosaggio. Queste resistenze sono pericolose anche per l’uomo. Infatti i batteri possono trasmettere l’antibiotico resistenza tra di loro e possono quindi raggiungere l’uomo. Se un batterio patogeno resistente infetta una persona la cura sarà molto più complicata e la malattia più grave.

UTILIZZO DEI FARMACI NEI PAPPAGALLI

Utilizzo dei farmaci nei pappagalli (a cura del Dr. Lorenzo Bassi)
A volte nei pappagalli, soprattutto negli allevamenti, la terapia antibiotica è fatta senza criterio o senza necessità. Questo avviene quando l’allevatore non si consulta con un veterinario specializzato. Terapie antibiotiche a titolo preventivo non sono infatti quasi mai necessarie, soprattutto se gli animali sono sani. I batteri antibiotico resistenti che nascono da questo utilizzo scorretto raggiungono direttamente le nostre case quando acquistiamo un pappagallo da questi allevamenti. Nella mia tesi di laurea ho infatti dimostrato che i batteri resistenti possono essere trovati in pappagalli sia d’allevamento che domestici. Se un pappagallo è sano non ha bisogno di antibiotici per continuare ad esserlo. Sono ben più importanti una dieta varie e completa e l’igiene del suo alloggio. Fornendo ai pappagalli semi puliti e verdura fresca ogni settimana, con la corretta integrazione di calcio si fa già molto per la loro salute. Si danno infatti energia, vitamine e sali minerali sufficienti a mantenere alte le difese immunitaria. Quando necessaria l’integrazione di grassi e proteine può essere utile, ma senza esagerare. Infine, la pulizia della gabbia abbatte il rischio di infezioni, a prescindere dallo stato immunitario del pappagallo. Il consiglio è dunque quello di rivolgersi sempre ad allevatori seri che si appoggiano ad un veterinario specializzato quando acquistate un pappagallo, così da ridurre al minimo il rischio di portare in casa animali deboli e batteri antibiotico resistenti.

 

Consigliamo la lettura dei 2 LINK qui sotto:

 

—>>> Presentazione Tesi “Bassi Lorenzo”

 

—>>>Tesi in Patologie Aviarie “Bassi Lorenzo”

 

Scopri quali sono le  “Comuni malattie infettive e parassitarie negli uccelli da gabbia”

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Mer 08, Nov, 2017
Le Curiosità vissute attraver

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends” 

VISTA : I pappagallini hanno una vista molto sviluppata,essi hanno infatti bulbi oculari molto grandi e ampi rispetto alla grandezza della loro testa. Riescono a percepire molti più colori di quelli che riusciamo a vedere noi grazie una cellula sensoriale in più rispetto all’uomo che assorbe i raggi ultravioletti della luce solare. I pappagalli percepiscono i colori molto più “accesi” rispetto a come li vediamo noi, infatti non sono grandi amanti dei colori troppo forti. In colore peggiore per i pappagalli è il rosso; in natura esso è il colore del pericolo o della minaccia. I colori preferiti invece, secondo quanto riportato da alcuni ricercatori, sono il verde, il blu e il color oro, basta pensare che essi in natura sono infatti il colore degli alberi, il colore del cielo, e il colore del sole. Gli occhi di un pappagallino riescono ad elaborare circa 150 immagini al secondo, mentre l’uomo solo tra le 15-20. Il pappagallino ha, per così dire, un occhio “al rallentatore” e può in tal modo localizzare ogni movimento nemico.

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi "Parrots for Friends"

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends”

 

GUSTO : I pappagallini distinguono molto bene i sapori disponendo di una lingua dotata di papille gustative molto numerose (10 volte di più degli altri uccelli) e sviluppate infatti sanno distinguere molto bene tra dolce, salato, aspro e amaro e sono dei veri buongustai.

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi "Parrots for Friends"

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends”
L’aglio e il peperoncino sono due ottimi alimenti che non dovrebbero mai mancare nella dieta dei nostri piccoli pennuti. L’aglio è un antibiotico naturale, ottimo come sverminatore intestinale, ha mille proprietà benefiche.
Il peperoncino è davvero speciale per i pappagalli : è cardiotonico e vasodilatatore, e siccome i nostri amici alati possono soffrire di problemi di cuore, fornire il peperoncino aiuta ad abbassare la pressione sanguigna.
I pappagalli non sentono il piccante quindi lo mangeranno volentieri.

 

UDITO : Le orecchie si presentano come due cavità che si trovano sotto il piumaggio, e sono più facilmente visibili da pulli , perchè ancora sprovvisti di piume, o quando bagnano il piumaggio dietro alla testa. Essi hanno capacità uditive quasi pari alle nostre, essi percepiscono i suoni tra i 400 e i 20000hertz (l’uomo tra i 16 e i 20000 hertz). La loro particolarità è data dal fatto che riescono a ricordare l’esatta successione di toni e voci per tutta la loro vita.

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi "Parrots for Friends"

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends”

 

TATTO: E’ un senso che possiamo definire poco sviluppato, poiché il pappagallo non possiede un tipo di tatto simile a quello dell’uomo, ha piuttosto un senso vibratorio localizzato nelle zampe che registra ogni movimento del pavimento o nel piano di appoggio.

OLFATTO : Anche questo senso non è tra i più sviluppati, infatti il pappagallo tende a toccare tutto con la lingua per poterne decidere il gusto, la materia ,e se è commestibile oppure no. Appena al di sopra del becco troviamo le cavità nasali.

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi "Parrots for Friends"

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends”

 

LA PAROLA : I pappagallini che parlano,o meglio che ripetono suoni o parole, lo fanno per cercare di stabilire un contatto con il proprio allevatore, essi infatti se vivono in compagnia di loro simili, in genere parlano piuttosto raramente, se non addirittura mai.
L’apparato fonatorio è abbastanza complesso e permette ai pappagalli di imitare dei suoni diversi. La parte importante di tale apparato è la siringe, che si trova tra la biforcazione della trachea nei due bronchi, che permette la modulazione dei suoni.

IL SONNO: I pappagallini dormono in genere con la testa piegata verso il basso, nascondendo il becco tra le piume del dorso. Tuttavia molti pappagallini dormono in posizioni da veri acrobati, reggendosi in equilibrio su una sola zampetta, o appesi a testa in giù a qualche rametto. Alcuni studiosi hanno appurato che per un sonno corretto debbano dormire tra le 10/12 ore al giorno,in un luogo preferibilmente buio.

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi "Parrots for Friends"

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends”

 

LO SAPEVI CHE……
I pappagalli mangiano volentieri i fiori (ovviamente non tutti, bisogna stare attenti ai fiori tossici). Tra i fiori commestibili per i volatili ci sono i fiori di acacia e i fiori degli alberi da frutto (ciliegio, arancia, pesco, etc). Attenzione a somministrare solo i fiori in quanto i rami e le foglie sono tossici, la camelia, la cicoria, il girasole, la magnolia, la rosa, la violetta, il trifoglio (tranne quello bianco), il nasturzio, la passiflora, la porcellana, la mimosa, la robinia, il sambuco, il tarassaco e il lillà.

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi "Parrots for Friends"

Le Curiosità vissute attraverso i 5 Sensi “Parrots for Friends”

 

Approfondiamo la storia dei pappagalli;

“Pappagalli di ieri e di oggi”

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Mar 07, Nov, 2017
Insegniamo ai nostri Pappagall

Insegniamo ai nostri Pappagalli ad indossare la Pettorina

 

Fare indossare la pettorina ha molti vantaggi: uno tra i tanti, è la possibilità di fare una passeggiata con loro all’aperto senza il timore che subiscano traumi ambientali.
I pappagalli, come ben sanno tutti coloro che ne possiedono uno, se ben addomesticati ci seguiranno ovunque e staranno sempre sulla nostra spalla. Tuttavia all’aperto devono fare i conti con ciò che ci circonda: auto, cani che abbaiano, rapaci, distrazioni e rumori improvvisi che possono influenzare la tranquillità del nostro animale. Questo potrebbe spaventarsi e scappare via, fino a trovarsi in situazioni pericolose che possono anche portarlo alla morte. I pappagalli hanno vista e udito sviluppati, ma il cambio di prospettiva, che sperimentano quando si alzano in volo,  può farli sentire disorientati e spaventati e quindi si smarriscono. Ma ricordate che come voi cercate loro, loro cercano voi.
Dopo questa breve premessa, vi consigliamo di insegnare al vostro amico a indossare la pettorina fin da piccolo, così da evitare rischi per la sua incolumità: una semplice pettorina a volte può salvare loro la vita e fa stare tranquilli noi.

Insegniamo ai nostri Pappagalli ad indossare la Pettorina

Insegniamo ai nostri Pappagalli ad indossare la Pettorina

 
Come insegnare ai nostri pappagalli ad indossare questo utile accessorio?

Noi abbiamo due metodi che sicuramente vi saranno di aiuto per raggiungere lo scopo senza recare traumi.
Il primo metodo è sicuramente il più semplice e consiste nell’abituare il pappagallo fin da piccolo, verso i 30 giorni di età, durante l’imbecco, prima di ogni pasto si fa indossare al pappagallo la pettorina e gliela si lascia addosso fino alla fine del pasto.

Per evitare traumi bisogna essere dolci nei movimenti, allargando bene le cinghie e infilando prima la testa, poi si infila un’ala avendo cura di evitare frizioni e sollecitazione che può portare a fratture o slogature, infine si fa lo stesso con l’altra ala.

Ad ogni poppata far indossare la pettorina sarà sempre più facile, perché per l’animale questo rituale verrà associato all’alimentazione.

Per tutta la sua vita l’animale non proverà stress, al contrario sarà impaziente di ricevere del cibo e pertanto premiatelo sempre, anche quando sarà grande, con un piccolo spuntino come una nocciolina o un biscottino, o almeno facendogli un po’ di coccole.
Il secondo metodo, in apparenza più complesso ma pur sempre efficace, richiede di dedicare più tempo e avere più pazienza, i risultati arriveranno con la giusta dedizione.

Questo metodo viene utilizzato per quei pappagalli che non sono stati abituati fin da piccoli ad indossare la pettorina: si tratta quindi di pappagalli che hanno più di 4 mesi di età.

La taglia del pappagallo non determina la metodologia, ma influenza l’attenzione necessaria, dato che un pappagallo di grandi dimensioni beccando può far male.

In teoria l’addomesticamento può aiutare a raggiungere lo scopo, ma non mancano le eccezioni che confermano la regola: in certi casi può succedere comunque di avere fortuna e avere in poco tempo risultati soddisfacenti.
La cosa più importante quando si decide di insegnare a un pappagallo ad indossare la pettorina è non demordere, altrimenti gli insegnamenti perdono d’efficacia in poco tempo. Bisogna tenere a mente una regola basilare: esistono Rinforzi primari e Rinforzi secondari, che devono sempre essere consolidati. I Rinforzi primari sono associati al cibo, mentre i Rinforzi secondari (che non sono di secondaria importanza) sono associati alle coccole e al gioco, di cui i pappagalli non possono fare a meno.

Insegniamo ai nostri Pappagalli ad indossare la Pettorina

Insegniamo ai nostri Pappagalli ad indossare la Pettorina

 

 

Questi Rinforzi sono molto importanti per instaurare un rapporto di fiducia tra l’animale e il suo proprietario, quindi bisogna ricordarsi di premiare in entrambi i modi, alternando le situazioni ma rispettando l’associazione (un Rinforzo ad un  comando ben eseguito), scelto in base alle preferenze del vostro amico.
Si inizia sempre facendo indossare la testa e premiando il pappagallo. Questa operazione non sempre riuscirà al primo tentativo, quindi bisogna fare in modo che la pettorina sia vista come un gioco associandola alle coccole e ai cibi preferiti. Se non ci si arrende, prima o poi il pappagallo accetterà di infilare la testa: in quel caso lo si premia, lasciandogli la pettorina indosso per più tempo possibile. Evitate di affrettare le cose cercando di infilare anche le ali: l’aver infilato la testa è già di per sé un buon risultato, che deve essere premiato di conseguenza. Fate giocare il vostro amico, coccolatelo, dategli un premio in cibo e fate in modo che indossi la pettorina per almeno un’ora. Il giorno successivo ripetete la medesima operazione, facendo indossare la pettorina per almeno un’ora, e provate a infilare anche un’ala, senza fretta e con molta pazienza, avendo cura di rispettare i tempi del pappagallo. Quando otterrete nuovi risultati premiateli sempre e ripetete l’operazione anche nei giorni seguenti. Infilare la seconda ala sarà ancora più difficile, perché a quel punto il pappagallo avvertirà il senso di costrizione, pertanto dovrete avere veramente molta pazienza.

Quando finalmente riuscirete a far indossare completamente la pettorina al vostro pappagallo abbiate cura di non stringerla troppo per evitare che questo trovi la situazione spiacevole, con un conseguente rifiuto futuro.

Con questo metodo, in circa un mese e mezzo si possono ottenere  dei buoni risultati.

 

Vivere a stretto contatto con il tuo Pennuto? Si può fare.

Approfondiamo con questo Articolo:

“Allevamento a Mano” SEGUI IL LINK ——–>>>  http://www.parrotsforfriends.com/?p=299

 

 

 

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Mer 20, Set, 2017
“C.I.T.E.S.” Regole per la

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

In questo articolo spiegheremo la documentazione che occorre per detenere i nostri pappagalli.

La convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate d’estinzione, è un accordo firmato il 3 marzo 1973, ed entrato in vigore il 1 luglio 1975, esistente ancora oggi e applicato da ben 178 paesi.
(Potete avere informazioni sui paesi aderenti visitando il sito della CITES)

La CITES, (sigla che abbrevia ) regolamenta e controlla il commercio internazionale delle specie selvatiche, garantendo la conservazione della specie .

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

 

 

 

La CITES classifica le specie in tre Appendici :

-APPENDICE I
Fanno parte tutte quelle specie a rischio d’estinzione per le quali é assolutamente vietato il commercio.
-APPENDICE II
In questa categoria non rientrano necessariamente delle specie a rischio d’estinzione, ma anche delle specie per le quali il commercio deve necessariamente venire controllato al fine di evitare l’eccessivo sfruttamento.
-APPENDICE III
Include tutte le specie protette dai singoli Stati per regolamentare la loro esportazioni.
Solo 4 specie di pappagalli non hanno l’obbligo del documento cites
-le cocorite (Melopsittacus undulatus)
-i Parrocchetti dal collare (Psittacula krameri)
-le Calopsitta (Nymphicus hollandicus)
-inseparabili o roseicollis (Agapornis roseicollis)

GLI ALLEGATI

Le specie da proteggere sono state suddivise in 4 allegati :

•Allegato A, comprende alcune delle specie che rientrano sia nell’Appendice I sia nell’Appendice II, inseriti secondo dei criteri diversi, che possono dipendere dalla rarità dell’esemplare, dalla pressione commerciale, e a seconda della presenza in natura della specie in questione.
Alcune specie che troviamo in questo allegato sono per esempio
l’Amazzone fronte gialla, l’Ara macao e l’Ara militare, il Cenerino ecc.
•Allegato B rientrano principalmente le specie dell’appendice II della Cites e alcune specie dell’Appendice I , per la quale è stata richiesta una riserva, dovuta magari al forte scambio internazionale, che potrebbe non essere compatibile con la sopravvivenza della specie.
alcuni esempi di allegati B sono il conuro jandaya, il caicco testa gialla o nera, il Parrocchetto Alessandrino, i Lorichetto ecc.
•Allegato C , comprende le specie che fanno parte dell’Appendice III , per le quali è stata avanzata una richiesta di riserva.
•Allegato D , quest’ultimo allegato è molto importante perché controlla i livelli di importazione delle specie che non necessitano del CITES, ma che hanno un volume alto nel commercio, e che quindi è necessario il controllo al fine di preservare la specie .

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

 

 

Il rispetto di questa convenzione avviene per mezzo di controlli che si basano su un sistema di certificati e permessi che devono riportare le nascite, le cessioni, e la morte di tutti questi esemplari.
In Italia l’autorità responsabile dell’applicazione della CITES è il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, mentre l’Ente con competenze amministrative nella gestione del CITES è il Corpo Forestale dello Stato, che di recente è stato incorporato nel corpo dell’arma dei Carabinieri . Quest’ultimo svolge attività investigativa sul territorio, si occupa di rilasciare i certificati di esportazione ed importazione , ed effettua controlli in dogana .
Quando un esemplare viene regalato (ceduto), o venduto Deve essere accompagnato per legge, da un certificato di cessione.
Ogni pappagallo nato da un allevamento, per dimostrare che la nascita è avvenuta in cattività, e quindi in modo lecito, deve avere il microchip ,poco usato in Italia, ma già molto usato in Spagna , Olanda e nel nord Europa, oppure deve essere anellato con anello inamovibile.
Per quanto riguarda gli anelli il paragrafo ottavo dell’art.66 riporta tale dicitura….”la marcatura deve avvenire mediante inanellatura della zampa recante una marcatura individuale .Tale inanellatura deve avvenire mediante un anello o nastro costituente un cerchio continuo,senza giunti nè interruzioni,che non abbia subito alcun tipo di manomissioni,fabbricato industrialmente a tal fine e applicato nei primi giorni di vita dell’animale;il suo diametro deve essere tale da impedire la rimozione dalla zampa dell’uccello quando questa sia pienamente sviluppata”.
Possiamo quindi riassumere che non sono idonei anelli aperti o spezzati, saldati o incollati, quelli manomessi e dilatati e quelli fabbricati da sè.

Gli anelli devono essere applicati alla zampina dell’animale sin dai primi giorni di vita che può variare dai 10 ai 15 giorni in base al tipo di pappagallo.
Ogni anellino per essere idoneo deve riportare le seguenti cose sigle :

•RNA composto da 4 lettere e o numeri che indica da quale allevamento arriva il pappagallo (tramite il registro nazionale degli allevatori). Se gli allevatori sono iscritti ad associazioni ,(esempio la FOI) riporteranno dopo la sigla FOI, e il numero con cui viene riconosciuto il proprio allevamento.
•L’ANNO DI NASCITA, per alcuni esemplari cambia anche il colore dell’anello di anno in anno .
•LA DIMENSIONE , ossia il numero del diametro
•IL NUMERO PROGRESSIVO,cioè il numero di esemplare nato dal singolo allevamento.
I materiali di cui sono fatti gli anellini sono o l’alluminio,per le specie con un piccolo becco, di acciaio o duralluminio per le specie con un becco più grosso,per evitare così che lo rompano.
Per poter prendere parte alle mostre ornitologiche è obbligatorio che i pappagalli siano anellati con anelli inamovibili FOI, poiché essa é l’unica federazione che organizza manifestazioni a scopo sportivo e di mostra .

Dichiarazione di nascita

Questo documento,ormai obbligatorio dal 1992, viene fatto ogni qual volta nascono dei pulli appartenenti agli appendici I e II della CITES, ciò avviene per controllare che gli animali siano nati in cattività.
Il documento per essere valido deve:
– riportare i dati di chi compila la dichiarazione
– riportare il numero dei nuovi nati
– il nome scientifico e quello comune
– il numero dell’anellino
La dichiarazione deve essere inviata al servizio cites di competenza del proprio territorio entro 10 giorni.

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

“C.I.T.E.S.” Regole per la Detenzione dei Pappagalli

 

 

Documenti di cessione

Si tratta di un documento che servirà nel caso in cui decidessimo di cedere l’animale. Esso per essere compilato correttamente dovrà essere compilato in duplice copia (una per il cedente e una per il ricevente) e dovrà contenere:
– i dati del cedente e del ricevente
– dichiarazione di nascita e relativo numero di protocollo
– bisogna indicare anche l’ufficio Cites a cui era stata mandata la dichiarazione
di nascita dello stesso
– numero identificativo dell’anellino
– deve essere firmato da entrambe le parti

Il Registro di detenzione

Il registro di detenzione è obbligatorio solo per gli allevatori che vendono i propri animali.
Il registro viene consegnato gratuitamente facendone richiesta dal servizio Cites competente sul proprio territorio. Bisognerà avere un registro per ogni tipo di allegato.
All’interno del registro troveremo 2 sezioni, il CARICO e lo SCARICO, nel carico annoteremo le specie di cui veniamo in possesso e nello scarico le specie che cederemo, oppure in caso di decesso.
Solo per quanto riguarda le specie che rientrano nell’allegato A non solo registreremo l’evento sul registro, ma per loro andrà fatta anche denuncia di nascita o di morte al corpo forestale dello stato.
Tutte le registrazioni devono rispettare dei tempi, e vale a dire entro massimo 10 giorni dall’evento che le rende obbligatorie cioè la nascita, le cessioni, le morti , quest’ultime solo per gli esemplari che lo prevedono.
Tutte le irregolarità comportano delle sanzioni amministrative molto cospicue.

ATTENZIONE: tutte le informazioni che trovate all’interno di questo articolo, possono variare in base alle normative del paese in cui si risiede ed in base al continuo cambio delle stesse decise dalla Cites, là dove il vostro paese lo prevede.
DI SEGUITO RIPORTIAMO LA TABELLA CON ALCUNI ESEMPI DI ESEMPLARI CHE FANNO PARTE DEGLI ALLEGATI A,B,C

Anche la stessa tabella che forniamo, è in continuo aggiornamento, dovuto alle integrazioni o retrocessioni delle specie, per esempio il Cenerino (Psittacus erithacus) è passato dall’allegato B all’allegato A dal 3 aprile 2017 con comunicazione sulla Gazzetta Ufficiale Italiana.

Noi di Parrots for Friends consigliamo quando ci si trova di fronte ad un acquisto di un pappagallo in allegato A o B di informarsi sempre alle autorità competenti del luogo in cui risiedete, per non incorrere in sanzioni dovute ad una scorretta detenzione del Pappagallo.

 

 

 

Riflessioni “Prima di acquistare un pappagallo”

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Lun 28, Ago, 2017
“LA STORIA EVOLUTIVAR

“LA STORIA EVOLUTIVA” PAPPAGALLI DI IERI E DI OGGI

 

L’origine dell’evoluzione dei pappagalli risale, secondo recenti studi, a circa 59 milioni di anni fa. Il ramo evolutivo è originato a cavallo con il termine dell’era dei dinosauri. Gli studiosi hanno molti dubbi in relazione a quale possa essere l’effettivo primo fossile riferibile ai pappagalli, proprio per la coesistenza iniziale coi dinosauri. Sono però concordi nel localizzare l’inizio di questo processo evolutivo in Gondwana, ovvero il supercontinente che comprendeva Antartide, sud America, Africa, Madagascar ed Australia. Ai giorni nostri, infatti, la maggior biodiversità tra specie di pappagalli si ritrova proprio in questi continenti.

L’anello di congiunzione furono probabilmente le specie del genere Psittacosaurus, vissute nel tardo cretaceo. Questo dinosauro apparteneva all’ordine degli ornitischi (erbivori dotati di becco) e si distingueva da tutti gli altri per il cranio alto e tozzo. La punta del cranio era costituita da un grosso becco che ricorda la moderna ranfoteca dei pappagalli tutt’ora esistenti. Il becco era rivestito di cheratina e ciò lo rendeva adatto al taglio di materiali vegetali. Per via della particolare struttura degli arti anteriori, si può dedurre che fossero già bipedi obbligati. Sono dinosauri di cui ci sono pervenuti diversi fossili, alcuni di questi comprendono anche residui di primitivi abbozzi di piume: queste ricoprivano la coda a partire dalla sua base.

"LA STORIA EVOLUTIVA" PAPPAGALLI DI IERI E DI OGGI

“LA STORIA EVOLUTIVA” PAPPAGALLI DI IERI E DI OGGI

 

 

Si ipotizza che agli albori pappagalli e passeriformi non fossero così distinti e formassero dunque un unico clade. Questo significa che vi è una stretta vicinanza tra questi due ordini, per via di un antenato comune vissuto quando i dinosauri si sono estinti. I più antichi fossili che senza dubbio sono attribuibili a pappagalli sono datati 50 milioni di anni e sono stati rinvenuti in diversi paesi europei. Va ricordato che in quel periodo il clima era sub tropicale in Europa. Fossili che appartengono a pappagalli moderni risalgono a circa 20 milioni di anni fa.
Arrivati a questo punto, le specie di pappagalli avevano ormai francamente consolidato i caratteri distintivi che li hanno resi unici tra le specie di uccelli sin dall’inizio della loro evoluzione. Sono dotati di un becco robusto e adunco capace di esercitare pressioni elevati. La capillare innervazione dello stesso perette al contempo l’esecuzione di movimenti fini e delicati. Altrettanta coordinazione è riservata alle zampe, la disposizione delle dita avanti e dietro 2 a 2 li definisce come zigodattili. Queste caratteristiche rendono i pappagalli abili arrampicatori e possono sfruttare gli arti inferiori anche per cibarsi. Infine, l’ordine dei pappagalli comprende specie dai colori più vari e sgargianti: un piumaggio di questo tipo è dovuto a particolarità strutturali della piuma che non si ritrovano in altri uccelli.
Oggi i pappagalli sono suddivisi in 3 superfamiglie, cioè gruppi di famiglie che condividono particolari caratteri distintivi e luogo d’origine. Si classificano infatti in Psittacoidea, Cacatuoidea e Strigopoidea.
Negli Psittacoidea ritroviamo i pappagalli più tipici, vengono infatti definiti i “veri pappagalli”. Sono specie che popolano diversi habitat tropicali e sub-tropicali in tutto il mondo, la maggior parte dei quali sono localizzati nell’emisfero sud. Tra specie comunemente note negli Psitaccoidea sono raggruppate le are, i conuri, i lori, gli ecletti, le amazzoni, il cenerino e l’ondulato.
Nei Cacatuoidea, come suggerisce il nome, sono raggruppate le varie specie di cacatua. Questi particolari pappagalli sono caratterizzati da una cresta erettile sulla sommità del capo che è parte integrante del loro linguaggio corporeo. La gamma di colori del piumaggio è ridotta per via della mancanza della cosiddetta “trama Dyck” che dona i colori blu e verde acceso ai loro cugini. Sono poi distinti dagli altri pappagalli anche per la presenza della cistifellea e da altri dettagli anatomici.

"LA STORIA EVOLUTIVA" PAPPAGALLI DI IERI E DI OGGI

“LA STORIA EVOLUTIVA” PAPPAGALLI DI IERI E DI OGGI

 

 
Gli Strigopoidea sono tutti pappagalli neozelandesi caratterizzati da un elevato adattamento all’isola che li ospita. Uno di questi, il kakapo, ha addirittura perso la capacità di volare per via dell’assenza di predatori. La colonizzazione dell’isola da parte dell’uomo ha messo in serio pericolo queste specie introducendo animali domestici predatori come cani e gatti oltre a distruggerne l’habitat. Il kaka di Norfolk si è estinto a metà ‘800 per queste ragioni mentre il kakapo è sull’orlo dell’estinzione.
Fortunatamente nella storia l’incontro tra uomo e pappagallo non è sempre stato così disastroso. La figura del pappagallo è nota da millenni, nella cultura Moche (I-VII sec. DC, Perù) erano addirittura venerati ed oggi li ritroviamo raffigurati nelle produzioni artistiche di queste civiltà. Nella cultura occidentale si ritrovano sia nella letteratura greca che latina, rispettivamente nelle opere di Esopo e Ovidio. In ogni epoca e per secoli, l’interesse dell’uomo per i pappagalli nasce dalla loro capacità di imitare i suoni, dalla spiccata intelligenza e dalle colorazioni uniche. La naturale propensione a riprodurre il nostro linguaggio suscita anche oggi interesse e meraviglia, abbiamo quindi deciso di dedicare un articolo all’argomento, continuate a seguirci per saperne di più!
Concludendo: ai giorni nostri il rapporto uomo-pappagallo non si ferma a quello che si ha tra proprietario e pet ma passa anche per la salvaguardia e la conservazione delle specie. La legislazione è fondamentale a questo scopo ed ogni proprietario dovrebbe sempre disporre di tutti i documenti necessari per la detenzione. La tutela si basa anche da questi aspetti e unitamente alla riduzione degli sprechi mette nelle mani di ognuno di noi la salvaguardia di questi meravigliosi animali. Uno sviluppo sostenibile punta infatti alla conservazione della biodiversità. In essa sono comprese le centinaia di specie di pappagalli che hanno richiesto migliaia di anni per nascere: non possiamo permetterci di perderle.

 

L’evoluzione non poteva avvenire senza la nascita

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Mar 11, Lug, 2017
ATTENZIONE! PERICOLI IN CASA

ATTENZIONE! PERICOLI IN CASA

 

I pappagalli si sono evoluti per adattarsi molto bene al loro habitat naturale ma lo stesso non si può dire per l’ambiente domestico, purtroppo. Esistono infatti dei potenziali pericoli nelle nostre abitazioni ed è compito di ogni proprietario badare alla sicurezza del proprio animale. Di seguito vengono segnalati i principali rischi che si nascondono tra le nostre 4 mura per un pappagallo.

PIANTE

Non tutte le piante sono sicure per i nostri volatili e la pericolosità non si concentra solo in alcuni frutti (come l’avocado) ma anche in foglie, corteccia e fiori. In linea di massima è bene evitare che il nostro pappagallo rosicchi foglie e rami delle piante d’appartamento, la maggior parte di queste contiene sostanze tossiche. Si può invece lasciare a disposizione del nostro amico del materiale vegetale considerato sicuro, tra i legni più comuni ricordiamo: faggio, frassino, platano, piante di agrumi, ontano, nocciolo, olivo, betulla e salice (decorticato). Lasciando seccare i rami si annulla qualsiasi rischio di irritazione, tuttavia sono tutti legni sicuri anche se freschi. Anche le foglie di palma possono essere usate ma è importante non confondersi con le piante del genere Cycas, molto somiglianti ma tossiche. Va ricordato che la tossicità delle piante non è mai uniforme, la concentrazione della sostanza tossica varia infatti sia tra le diverse parti del vegetale, sia lungo la fase di sviluppo dello stesso. Non è quindi spesso prevedibile se l’ingestione di una piccola quantità di vegetale considerato tossico possa danneggiare la salute dei nostri pappagalli. Qualora non si sia riusciti ad evitare l’ingestione di piante tossiche (o comunque dubbie) è bene tenere sotto osservazione l’animale e portarlo dal veterinario alla presentazione di qualsiasi sintomatologia, ricordandosi che queste possono variare in base alla sostanza ingerita.

ATTENZIONE!!! PERICOLI IN CASA

ATTENZIONE! PERICOLI IN CASA

 

METALLI PESANTI

Tra le mura di casa è frequente che un pappagallo possa entrare in contatto con metalli pesanti, i principali come frequenza sono piombo e zinco. Purtroppo spesso si tratta di intossicazioni acute dovute all’ingestione massiccia di uno dei due tossici. Bisogna prestare attenzione agli oggetti con cui il pappagallo si intrattiene. Molte vernici, stucchi e coloranti contengono piombo, bisogna quindi evitare che il pappagallo possa intrattenersi scrostando un oggetto o una parete ricoperta da questi prodotti. Il piombo può essere ingerito anche tal quale, bisogna evitare che il nostro amico ne abbia a che fare, ricordando che le corde dei tendaggi spesso ne contengono dei piccoli pezzi per aumentarne il peso. La gabbia stessa può essere fonte di intossicazione qualora sia zincata e venga spesso aggredita col becco. Anche le cerniere metalliche di borse e vestiti possono contenere zinco e sono molto attraenti per i pappagalli che si divertono a staccarne i pezzi e ingerirli. L’intossicazione porta a perdita di appetito, vomito, sintomi neurologici e diarrea ma è bene portare dal veterinario appena si accerta l’ingestione di corpi estranei metallici, così da risolvere il problema prima del manifestarsi dei sintomi. Una radiografia potrà certificare e quantificare l’ingestione e permette al medico di valutare quale sia il trattamento migliore per la rimozione del metallo dall’organismo.

VETRI E SPECCHI

Quando un pappagallo vola libero per le stanze di casa deve non deve trovarsi mai di fronte ad uno specchio o vetro di una finestra libero, poiché questi non sono riconosciuti dagli uccelli in volo. Questi possono raggiungere velocità elevate ed uno schianto contro una finestra chiusa può avere serie conseguenze esitando spesso in trauma cranico. Bisogna sempre prestare attenzione alle vetrate di ogni tipo, devono essere coperte da una tenda o essere munite di adesivi sagomati a forma di uccello in volo (come quelli che si trovano in autostrada, possono essere acquistati anche da privati). Esistono persino dei vetri di ultima generazione con integrata una rete riflettente i raggi UV, invisibile per noi ma non per i pappagalli i quali possono vedere quello spettro di colori e quindi identificare la barriera. Lo stesso principio è sfruttato dai ragni in natura, che integrano questo sistema nelle loro ragnatele affinché non vengano distrutte. In caso di collisione il trauma può essere fatale, prima di liberare il proprio amico è bene controllare sempre che sia tutto pronto per il volo.

ATTENZIONE!!! PERICOLI IN CASA

ATTENZIONE! PERICOLI IN CASA

TEFLON

Nome commerciale del polifluorotetraetilene, non è altro che il moderno rivestimento delle pentole antiaderenti. Bisogna prestare attenzione a non cucinare mai con questo tipo di pentole in presenza di uccelli, in quanto il surriscaldamento può liberare sostanze tossiche che risultano fatali per i nostri amici pennuti. I gas che vengono liberati provocano un’intensa irritazione dei vasi sanguigni dei polmoni, se l’intossicazione è consistente l’animale muore in breve tempo. Va considerato che le temperature che permettono la liberazione di questi fumi sono superiori a quelle di una normale cottura, in ogni caso non è consigliabile utilizzare questi utensili in presenza di uccelli. Questi animali infatti, per poter volare senza fatica, dispongono di una grandissima capacità di scambio gassoso a livello polmonare e ciò li rende vulnerabili a intossicazioni di questo tipo.

 

CAVI ELETTRICI, FIBRE ED ALTRI ANIMALI

Può sembrare banale ma bisogna evitare che i nostri amici possano giocare con i cavi della corrente elettrica. Bisogna ricordare che possono agevolmente aprire le canaline di plastica che corrono lungo i muri, dunque è utile prestare attenzione e non abbassare la guardia anche se non ci sono fili scoperti.

Risulta invece meno intuitivo il pericolo di alcune fibre tessili: quando un pappagallo gioca con un vestito, un tessuto o una tenda può romperne la trama e liberare fili che possono impigliarsi nel piumaggio, attorno alle zampe o, nei casi peggiori, al collo.

Si sottolinea infine la massima cautela che si deve avere quando nello stesso ambiente convivono sia il nostro pappagallo che altri animali domestici. Questi ultimi sono spesso, per quanto docili, dei predatori. Questo comporta due cose: la prima è che basta uno scatto anche involontario del nostro amico a 4 zampe per ferire un pappagallo, la seconda è che la sola presenza del predatore può suscitare grande paure ed ansia nel volatile, per via della sua natura di preda. Questo non vuol dire che la convivenza è impossibile, anzi, spesso nascono grandi amicizie, ma è d’obbligo raccomandare prudenza. Non si deve mai dare nulla per scontato ed è un grosso azzardo lasciare che i nostri pet entrino in contatto diretto in nostra assenza, non andrebbe permesso.

 

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Lun 15, Mag, 2017
COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PA

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

a cura di Lorenzo Bassi, laureando in medicina veterinaria

Le malattie degli uccelli da gabbia e voliera possono essere classificate a seconda dell’agente eziologico, cioè del responsabile della malattia. I microorganismi patogeni sono moltissimi e possono colpire dalla singola specie ad un gruppo di esse, alcuni sono potenzialmente pericolosi addirittura per l’uomo, in tal caso si parla di zoonosi. Di seguito vengono trattate le diverse classi tassonomiche di agenti eziologici ed alcuni esempi di microorganismi patogeni per ognuna di esse.

 

MALATTIE BATTERICHE

Tra le cause batteriche ritroviamo con buona frequenza la colibacillosi. La patologia è causata da E. Coli, un microrganismo ubiquitario e cioè normalmente presente in ambiente e nell’intestino di molti animali. La presenza di questa malattia in un allevamento sta a significare che le tecniche di gestione degli animali sono scorrette (es. igiene, gabbie, alimentazione…).
E. Coli è presente in molte varianti e solo raramente riesce ad aggredire un esemplare sano. Spesso approfitta di condizioni latenti di carenze e immunosoppressione per scatenare la malattia negli uccelli, specialmente nelle fasi più delicate come riproduzione e muta.
La sintomatologia coinvolge spesso l’apparato gastroenterico, nell’ambito riproduttivo può portare a morte dell’embrione o del pullo nei primi giorni di vita.

Altra malattia batterica piuttosto comune è la salmonellosi. Causata da batteri del genere Salmonella, si manifesta solitamente con diarrea e disturbi nello sviluppo embrionario precoce. Può essere associata all’infestazione dei locali di allevamento da topi e va ricordata come possibile zoonosi in quanto lo stesso batterio può scatenare la malattia nell’uomo.

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

I micoplasmi sono batteri piuttosto particolari nella loro struttura e ciò rende difficoltoso isolare il microorganismo come responsabile di una malattia. Possono colpire diversi apparati anche se la manifestazione più comune è una sinusite cronica che porta anche al coinvolgimento degli occhi. Può infettare anche in modo meno appariscente i nostri volatili a livello di apparato riproduttore, esitando poi in mortalità embrionale tardiva.

Il megabatterio (Macrorhabdus ornithogaster), è un microorgnanismo che può infettare gozzo e stomaci degli uccelli. La sua presenza spesso è modesta e non dà particolari problemi all’animale, quando questa però aumenta può dare sintomatologia. La megabatteriosi si manifesta con progressivo dimagramento e diarrea, a questo si associa un appetito conservato. Casi gravi possono portare addirittura all’ulcerazione degli organi colpiti.

La psitaccosi od ornitosi è la più rilevante malattia trasmissibile all’uomo che coinvolge gli uccelli da gabbia. Nei nostri volatili può essere sia asintomatica che manifestarsi con sintomi piuttosto vari (dalla congiuntivite alla diarrea) e si trasmette con la polverizzazione delle feci infette. Da questo ne deriva che un buon igiene della gabbia contribuisce sia la salute dell’animale che del proprietario. Nell’uomo questa malattia, causata da una particolare clamidia, si manifesta con una grave polmonite che deve essere trattata prontamente.

Sono stati forniti solo alcuni esempi, le malattie batteriche sono infatti moltissime e purtroppo frequenti negli uccelli fa gabbia e voliera.
Molte delle terapie fatte senza consultare un medico veterinario specializzato sono esitate in fenomeni di resistenza dei batteri agli antibiotici che col tempo sono sempre meno efficaci, anche in medicina umana. Questo perché solo il professionista è in grado di scegliere la terapia corretta per sostanza, dosi, tempo e modi.
Risulta dunque essenziale la visita presso un veterinario, il quale può anche ricorrere ad esami supplementari per indicare il farmaco giusto, quello che ha maggiori possibilità di risolvere il vostro problema. Questa attenzione è necessaria sia per rispettare la salute dei nostri animali che quella umana, poiché le forme di resistenza dei microorganismi ci coinvolgono direttamente.

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

 

MALATTIE FUNGINE

Le malattie causate da funghi microscopici sono piuttosto frequenti in allevamento, specialmente se le condizione ambientali poco igieniche a causa dell’umidità e se vengono fatti trattamenti antibiotici frequenti. Una delle più frequenti è la candidiosi (Mughetto), che causa perdite soprattutto tra i giovanissimi. In ambienti bui può svilupparsi la tigna cutanea e delle penne.
In ambienti poco ventilati e con maggior frequenza nei Falchi e nei Pappagalli Cenerini può diffondersi l’aspergillosi polmonare, grave patologia in alcuni casi difficile da curare

 

MALATTIE VIRALI

Non esistono principi attivi veramente efficaci nel trattamento delle infezioni virali. Ecco quindi che l’unica vera risorsa è la vaccinazione quando presente, la profilassi igienico-sanitaria in tutti gli altri casi. I vaccini per gli uccelli da esposizione sono purtroppo ancora molto pochi. Nel Canarino ad esempio esiste quello contro il vaiolo. Per molti uccelli ornamentali e da cortile è possibile utilizzare gli equivalenti per pollame da carne e uova.

Nei Pappagalli sono efficaci e vivamente consigliabili dei test da fare prima di acquistare un soggetto, specialmente se di valore economico notevole. Questi esami si svolgono a partire da sangue o piume per accertarsi che non sia un portatore asintomatico di alcuni patogeni virali, come polyomavirus e circovirus. Le malattie causate da questi virus sono riassunte di seguito.

La circovirosi, conosciuta anche come PBFD (malattia del becco o delle piume), comporta un’alterazione del piumaggio e talvolta del becco, anche grave. I portatori sani possono trasmettere questo virus alla propria prole, pertanto se si ha un volatile affetto da PBFD si consiglia di non farlo riprodurre. Il contagio avviene per via aerea ed è quindi consigliabile tenere isolati i soggetti positivi. La crescita di penne dall’alterata morfologia può far sospettare l’infezione, anche se a volte i sintomi sono altri. Ad esempio dietro ad un caso di autodeplumazione può nascondersi l’infezione da circovirus, anche senza alterazioni del piumaggio.
Solo una specifica analisi del sangue o delle piume presso un laboratorio specializzato può diagnosticare la malattia.

Altra malattia virale che va ad intaccare il piumaggio è causata dal polyomavirus, nota nell’ondulato come muta francese. Si manifesta attraverso sanguinamento dei calami, anomalie nella crescita del piumaggio e rallentamento nella crescita. Le misure da adottare in caso di soggetto positivo sono le stesse che valgono per la PBFD, anche i sintomi sono sovrapponibili e dunque spesso il test viene svolto contemporaneamente per entrambi i virus.

COCCIDI

Come patogeni rientrano assieme ad altri Protozoi nell’omonima classe, anche se sono sicuramente l’esponente principale di questi particolari organismi che come complessità si posizionano a metà strada tra batteri e parassiti propriamente detti.
I coccidi sono microrganismi che vivono all’interno delle cellule della mucosa intestinale. Nella stessa cellula si moltiplicano generando le oocisti, che sono la forma infettante nel ciclo di questo protozoo. Quando la moltiplicazione è terminata, i coccidi rompono la cellula dell’intestino e questo porta al manifestarsi del sintomo principale, la diarrea. Unitamente a questo si osserva un calo di peso dovuto al ridotto assorbimento dei nutrienti.
La principale misura preventiva è la pulizia della gabbia, le oocisti infatti si ritrovano nelle feci ed il contagio avviene con la loro ingestione da parte dell’animale. In caso di diarrea è sempre buona norma richiedere un esame delle feci ad un veterinario specializzato in animali esotici, la diagnosi per la coccidiosi è piuttosto rapida e la conseguente terapia corretta porta alla guarigione del nostro amico.

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

COMUNI MALATTIE INFETTIVE E PARASSITARIE NEGLI UCCELLI DA GABBIA

PARASSITI

I vermi intestinali possono parassitare gli uccelli da gabbia anche se non è un fenomeno frequente. Sono maggiormente a rischio i soggetti mantenuti all’aperto. Negli uccelli selvatici è più comune rinvenire vermi intestinali, ma raramente sono colpevoli di malattia.

Ben più frequentemente passeriformi e psittacidi sono infestati da acari. L’acaro rosso, tra questi, è il più comune negli allevamenti. Si tratta di un piccolissimo aracnide che si nasconde negli anfratti dei posatoi, degli accessori e dell’ambiente in cui è situata la gabbia. Si nutre del sangue degli uccelli durante la notte disturbandone il sonno, inoltre se in gran numero possono portare addirittura ad anemia. Sono facilmente identificabili per via del colore tipico, possono essere eliminati con spray antiparassitari appositi per uccelli disponibili in commercio.

La scabbia non è altro che la rogna che può colpire gli uccelli, in particolar modo le cocorite. Anche in questo caso il responsabile è un acaro, il parassita scava nella pelle dell’animale colpito lesionandola. Si individua con facilità poiché si manifesta con croste o scaglie sulle zampe e sul becco e talvolta anche attorno agli occhi e alla cloaca. Queste lesioni possono essere complicate da infezione batterica. Risulta efficace l’utilizzo di olio di vaselina sulle lesioni crostose: questo lascia senz’aria gli acari che dunque muoiono. Particolare attenzione va posta nel separarlo dagli altri animali per evitare il contagio, va inoltre maneggiato con guanti perché l’acaro può parassitare anche l’uomo. Qualora la terapia casalinga non dovesse funzionare è opportuno portare l’animale dal veterinario in quanto le complicazioni possono indebolire molto l’animale e portare a deformità di becco e zampe.

SI RIBADISCE CHE:

COME NOI ABBIAMO BISOGNO DEL MEDICO, GLI ANIMALI HANNO BISOGNO DEL VETERINARIO. GLI UCCELLI IN PARTICOLARE NECESSITANO DI UN PROFESSIONISTA SPECIALIZZATO NELLA RELATIVA BRANCA DELLA MEDICINA VETERINARIA. IMPROVVISARSI DOTTORI CON UNA RICERCA SU INTERNET O PER SENTITO DIRE SPESSO HA CONSEGUENZE SPIACEVOLI. A VOLTE SI METTE A REPENTAGLIO ANCHE LA SALUTE UMANA, OLTRE A QUELLA DELL’ANIMALE. INFINE, NESSUN MESSAGGIO, FOTO O VIDEO SOSTITUISCE UNA VISITA COMPLETA DELL’ANIMALE E NESSUN VETERINARIO CHE AGISCE DA PROFESSIONISTA PUÒ FARE DIAGNOSI A DISTANZA.

Un articolo interessante è il seguente;

“Utilizzo dei farmaci nei pappagalli”

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Mer 03, Mag, 2017
ALLEVAMENTO A MANO, UN COMPAGN

ALLEVAMENTO A MANO, UN COMPAGNO DI VITA CON LE PIUME

Allevare i pappagalli a mano è un metodo molto diffuso, in quanto garantisce esemplari socievoli e meno spaventati verso l’essere umano. Un pappagallo allevato a mano viene prelevato dal nido intorno al 25 ° giorno di vita , e non prima, ed è l’essere umano a pensare al suo svezzamento. Ricordiamoci che l’allevamento da parte dell’uomo può avvenire non solo per questi motivi, ma anche, e soprattutto quando un piccolo viene abbandonato dai genitori, che per inesperienza o perchè i pulli sono tanti, non riescono a pensare ai bisogni di tutti i loro piccoli.
La prima cosa da fare, se si decide di intraprendere questa meravigliosa avventura, è l’acquisto dei materiali che ci permetterà di svolgere al meglio questo percorso. Occorrera’ un alimento specifico per il nostro pappagallo, da preparare come “pappa”, un termometro per misurare la temperatura di quest’ultima, delle siringhe sterili senza ago per l’imbecco, e una camera calda per lasciarvi al suo interno i pulli; poichè devono stare a temperatura controllata, fino a quando non saranno presenti piume sul loro corpicino.

ALLEVAMENTO A MANO, UN COMPAGNO DI VITA CON LE PIUME

ALLEVAMENTO A MANO, UN COMPAGNO DI VITA CON LE PIUME

Il pappagallo così svilupperà un “IMPRINTING” verso l’uomo, essi infatti possono essere tenuti fuori dalla propria gabbia ed interagiscono con l’uomo lasciandosi accarezzare, giocando e cercando il contatto fisico. L’animale così instaurerà con l’uomo un legame che sarà difficile spezzare in quanto diventerà per lui un punto di riferimento, un compagno di vita e di gioco. Esso sarà a tutti gli effetti un vero e proprio membro della famiglia.
Per quanto riguarda questo argomento ci sarebbero molte cose da dire, e qui lo abbiamo fatto in moto molto riassuntivo, se sei interessato, e ti appassiona l’argomento a breve uscirà la prima guida di Parrots For Friends su come allevare a mano!

ALLEVAMENTO A MANO, UN COMPAGNO DI VITA CON LE PIUME

ALLEVAMENTO A MANO, UN COMPAGNO DI VITA CON LE PIUME

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Riconoscere il sesso del nostro amico pennuto

non sempre è così facile

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Mer 03, Mag, 2017
L’ACCOPPIAMENTO

L’ACCOPPIAMENTO

Forse pochi sanno che la quasi totalità delle specie di psittacidi è monogama, rimangono con la stessa compagna/o anche per tutta la vita, conservando un legame veramente forte e duraturo fino alla morte di uno dei due.

L'ACCOPPIAMENTO

L’ACCOPPIAMENTO

A volte investire su due soggetti giovani della stessa età è garanzia quasi certa di successo, ma è bene non dare mai nulla per scontato. Una strategia simile consente ai pappagalli di passare insieme un tempo abbastanza lungo prima della maturità sessuale, il che gli permetterà di rafforzare sempre di più un legame che inizia con i comportamenti ludici tipici di tutti i giovani animali. Viceversa, cercare di formare coppie da singoli spaiati di età oltre i 5-6 anni risulta abbastanza ostico ed a rischio di incidenti tra i soggetti (lotte per prevalenza sul territorio). In età adulta maschi e femmine possono fare molta fatica non solo a creare un legame, ma anche solamente a convivere con un soggetto mai visto fino a quel momento. In casi del genere si possono comunque ottenere delle ottime coppie, ma cercando di avere molta pazienza e aspettando che i pappagalli inizino la loro conoscenza da due gabbie separate poste una vicino l’altra, così da evitare episodi violenti e zuffe pericolose. Il comportamento di coppia nei pappagalli viene esibito con una certa intensità, e le manifestazioni tipiche sono il preening (pulizia delle piume a vicenda), il passaggio di cibo becco a becco, i duetti canori più o meno aggraziati, le parate nuziali. I pappagalli si sono ambientati benissimo nel nostro paese, abituandosi al clima, grazie alle nostre temperature miti, ed all’abbondanza di cibo che ricevono in cattività, riescono a tenersi sessualmente attivi riproducendosi tutto l’anno. Tuttavia dobbiamo fermare noi questi istinti, limitando le cove annue a 2 o 3 massimo. Per “cove” intendo che la femmina depone le uova, le cova, e svezza i pulli. Se facciamo covare troppo la nostra femmina di pappagallo, rischiamo la morte precoce e gravi disturbi dell’apparato riproduttivo, ed affaticheremo la coppia.

L'ACCOPPIAMENTO

L’ACCOPPIAMENTO

I periodi migliori per la riproduzione vanno da metà Febbraio a fine Giugno, per riprendere poi dall’inizio di Settembre alla fine di Novembre. Una volta che ci saremo accertati di avere una coppia affiatata (che vada d’accordo) potremo assistere al momento dell’accoppiamento durante il quale il maschio “coccola” la femmina per poi salirle sul dorso. Questa si abbasserà in segno di accettazione, dopodiché il maschio la circonderà con l’ala per tenersi in equilibrio durante il cosiddetto “bacio cloacale”, con il quale il maschio feconda la femmina facendo aderire la sua cloaca con quella della partner. Prima della deposizione delle uova gli individui si accoppieranno diverse volte. Una volta che i nostri Pappagalli si siano accoppiati, la femmina stazionerà per la maggior parte del tempo nel Nido, che sarà costituito da una cassetta in legno di adeguate dimensioni in base alla specie, con un foro di adeguate dimensioni, per accedere. Prima di acquistarlo bisogna essere certi di due cose fondamentali: l’età dei soggetti e che il nido sia provvisto dell’apposita conca sul fondo, atta a contenere le uova senza farle muovere eccessivamente. E’ opportuno che gli esemplari abbiano il nido almeno 10-12 mesi prima di riprodursi. Se i volatili saranno una coppia affiatata e verrà fornito loro il nido adeguato, le uova non tarderanno a comparire. Inizialmente la femmina farà dentro e fuori per deporre il suo uovo a giorni alterni (solitamente alla stessa ora, ma non è una regola fissa), per poi sostare dentro a covare e uscendo una volta al giorno per mangiare e defecare. Mediamente il numero di uova deposte, varia a secondo della specie, ma all’incirca possono deporre da un minimo di 2/3 ad un massimo di 9 uova. Il maschio all’inizio avrà un ruolo relativamente piccolo nella cova, preoccupandosi soltanto di nutrire la femmina saltuariamente e dando il cambio nella cova quando la femmina decide di uscire dal nido. Avrà invece un ruolo più importante nella crescita e nell’imbecco dei pulli. Per quanto riguarda i periodi di incubazione delle uova, anche questo cambia in base alla specie,  ma generalmente le uova si schiudono in circa 21/27 giorni dall’inizio della cova.

Anche durante il periodo di accoppiamento, l’ambiente circostante influisce nel risultato

Alloggio ed accessori “la casa dei nostri pappagalli”

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